Prima Neve


Indirizzata al signor professore Paul Heinrich Rødessen, emerito cattedratico ed umanista, e consegnata personalmente dall'assistente di piano presso il suo studio all'Università di Leiden il 14 marzo 1898, lunedì, alle ore 11 e 25 minuti, da copia radio-trasmessa presso i locali dell'Università.


From: "Jean Pierre Torvalds" <jptorvalds@hvalhuset.no>
To: "Paul Heinrich Rødessen" <phr@leiden.uni.de>
Date: Sat, 12 Mar 1898 22:15:04
X-Mailer: RødePosten 0.2.11 (alpha)
Subject: Svolvær, Isole Lofoten, 12 marzo 1898








Mio carissimo Paul Heinrich,

eccomi finalmente di nuovo a te dopo alcuni giorni tumultuosi.

La ricerca per quel minimo di servitù che possa rendere possibile vivere civilmente, non più insomma di quelle sette-otto persone strettamente necessarie, ci è costata più tempo di quel che Anna aveva previsto.
Pare si sia nel pieno della stagione di pesca al merluzzo, o torsk come dicono qui: gli uomini escono con le barche, le donne governano la casa, nessuno è interessato ad aiutare il lento progresso della scienza. Bha!

Alla fine comunque, seppur con un esborso decisamente maggiore di quanto avesse previsto l'economato di Leiden (a cui ho peraltro fatto fronte con i cospicui ricavi delle scommesse sulle sfide batteriologiche al Circolo della Scienza. Ah, quella volta che Wiesenman si è bevuto per sbaglio l'intera coltura di balantidium coli del dottor Haller!) e con la concessione di due giorni liberi pagati alla settimana per la pesca, abbiamo ottenuto nove entusiasti aiutanti.

Reidar, Gunnar, Bjørnar, Runar e Oddvar, i cinque uomini, mi accompagneranno nelle spedizioni e mi aiuteranno con le questioni pratiche nel laboratorio. Principierò a fornir loro i rudimenti di base per assistermi nel lavoro scientifico la prossima settimana, quando torneranno da Sortland dove li ho mandati per recuperare zaini, corde, piccozze, coperte, insomma tutto quanto necessario per lo studio sul campo dei cetacei.

Hild, Brita, Kari e Jorun, le quattro donne, saranno sotto la diretta responsabilità di Anna ed Edward e cureranno le faccende domestiche, incluso incerare i pavimenti e seccare il pesce (ma di questo ti dirò più avanti).
Hanno espressamente richiesto di ricevere il loro soldo giornalmente alle quattro pomeridiane, quando lasciano la casa per tornare alle loro pittoresche case di legno.

Ma sto divagando: la vera notizia è che giusto tre giorni fa è nevicato!

Era notte inoltrata, forse le due o le tre antimeridiane, in una tranquilla giornata di nuvole e poco vento. Era già buio dal primo pomeriggio, come già ben sai dai tuoi studi sulle rivoluzioni celesti, poiché a queste latitudini ed in questo periodo dell'anno il sole è un fugace visitatore mattutino. Avessi con me il gallo del cappellano di Bernerkyrken avrebbe una crisi di angina pectoris ogni mattina. Salutamelo, quando lo vedi. Il cappellano, intendo.

Allora, dicevo, è nevicato. Lascia che ti racconti. Finito il terzo inventariamento del materiale scientifico, avevo appena licenziato Edward e stavo calzando cuffia guanti, copribaffi e pedalini di montone per andarmene a letto quando ho visto l'inconfondibile baluginare dei primi fiocchi che scendevano. Sono stato alla finestra almeno un'ora ad ammirare lo spettacolo, mentre tutto si imbiancava lentamente. Ho cercato di svegliare Anna, ma non mi è parso lei condividesse la mia eccitazione, ed in tutta sincerità credo la cara giovane abbia continuato a dormire perché mi pare di averle sentito farfugliare qualcosa come "struzzo", che onestamente, zoologicamente e grammaticalmente non mi pare mantenere relazioni con il fenomeno che le descrivevo.
Ah, le donne: cherchéz la fémme, Paul, come diceva sempre Liebniz.
Così, ripromettendomi di raccontarle il tutto al mattino, mi sono infilato a letto e mi sono addormentato.

In quel che restava della notte deve esserne caduta una yarda, o una pertica. Insomma diversi nodi o acri o qualsiasi sia l'unità di misura di una nevicata: tu sai che nulla è più lontano dal mio animo quanto queste minimalia che pretendiamo di chiamare fisica. O chimica. Comunque.
Stavamo facendo colazione con un'abbondante porzione di salmone e geitost ed attendendo la servitù, quando, terminato il resoconto degli avvenimenti notturni, ho suggerito di festeggiare la nostra prima nevicata norvegese.
Non ho lasciato ad Anna il tempo di abbozzare un rifiuto e ho estratto dalla custodia il mio violino, improvvisando una vivace giga per salutare l'evento.

So quanto disapprovi questa mia sotterranea e non sempre dormiente vena di musicante, ma Paul, avresti dovuto vedere la reazione del compassato Edward a quei suoni a lui così familiari.
Con un conciso "se il signore permette" ha appoggiato il vassoio di spatniz che stava servendo e si è messo a ballare la migliore step dance a Nord della contea di Clare. A questo punto anche Anna ha ceduto ed in breve c'era un tale battere di piedi e di mani che l'intera rorbu vibrava di un profondo rumore sordo.
È stato allora che ho notato spuntare copricapi e mani al di sopra della neve che arrivava alle finestre (Edward ha trapiantato il baobab nel cortile dietro la casa la settimana scorsa).

Diversi paesani si erano faticosamente scavati un percorso nella neve e lì radunati ci salutavano saltando e agitando le braccia. Alcuni urlavano con quanto fiato avevano in gola appoggiando le mani alle nostre finestre, rovesciando gli occhi al cielo.
Incitato a questa guisa, ho raddoppiato i miei sforzi lanciando Anna ed Edward in un gran finale, mentre all'esterno le buffe pantomime dei nostri visitatori diventavano parossistiche. Paul, le mie dita volavano ed il battering di Edward era assordante. Avresti dovuto esserci.

Ad un certo punto, come ad un segnale, tutti sono corsi lontano.
Parecchio divertito da queste simpatiche per quanto selvagge customanze, ho terminato la sonata con un inchino e ho chiesto ad Edward di ricomporsi e di aprire la porta per offrire un bicchiere di buon brandy ai più dignitosi tra loro.
Da qui in avanti e fino a stamattina, Paul, conservo ricordi piuttosto confusi, credo per via della montagna di neve che mi ha sommerso appena messo piede sulla soglia.

Anna dice che hanno trovato il violino quasi immediatamente, ma che io sono stato estratto dopo un paio d'ore di tentativi da parte di un paio di cani locali, svenuto e semiassiderato, ma questa mi sembra la solita esagerazione ed apprensività femminile. Dopotutto, se si esclude il forte odore di ammoniaca che curiosamente ho ancora addosso dopo tre giorni, mi sento pienamente in forze come se niente fosse accaduto. Un leone!

(Più tardi)

Devo essermi improvvisamente addormentato. Spero la saliva non danneggi la tua machina, ma l'ho già asciugata ed ora è comunque poggiata tra il comodino ed il pitale, in posizione sicura per scolare. Dicevo che mi hanno estratto dalla neve e posto nel mio letto, coperto con una quadriglia di questi cani a cui pare io debba la vita ed almeno mezzo metro di pellicce.

Qui sono rinvenuto stamattina tra le lacrime della mia amata Anna, il saluto deferente e preoccupato di Edward e lo scondinzolare placido dei cani, che pare mi si siano molto affezionati. Non rammento molto di più di questi giorni, se non di aver ricevuto la visita del mio amato nonno materno. Tra l'altro non l'ho più visto, e devo ricordarmi di chiedere ad Anna se per caso non sia già ripartito.

I cari indigeni ci hanno comunque sommerso di attenzioni per assicurarsi il mio bene, visitandomi mentre ero incosciente, aiutando Anna, ed oggi al mio risveglio improvvisando anche una giocosa sfida di brindisi in mio onore che ha prosciugato tutta la mia scorta di brandy per un'inverno. Che tempra, eh? (Edward dice di aver comunque già assistito a qualcosa di simile in occasione del cinquantesimo genetliaco del Duca di York, quando lui ed un paio di suoi colleghi di Edimburgo si occupavano della residenza di campagna del duca di Feardomhnach, ma tu sai quanto sia orgoglioso della superiorità irlandese in fatto di bevute.)

Miracolosamente, visto che il crollo repentino della neve ha seriamente danneggiato il tetto e parte delle palizzate di legno del cortile, i cavi della tua machina sono rimasti illesi, per cui questo mio messaggio dal mio letto vicino alla finestra ti giungerà comunque in fretta insieme ai nostri più sentiti

Skål,


JP (et al)

PS: Pare che in effetti qui nevichi piuttosto spesso ed anche copiosamente. Stranezze della geografia. Ti saprò dire.

It is not doujinshi if it is just a copy; the artist must make a contribution to the art he copies, by transforming it either subtly or significantly. A doujinshi comic can thus take a mainstream comic and develop it differently — with a different story line. Or the comic can keep the character in character but change its look slightly. There is no formula for what makes the doujinshi sufficiently "different" But they must be different if they are to be considered true doujinshi.

Lawrence Lessig, Free Culture

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